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Together – Lukas Moodysson [2000]

29 aprile 2011

L’inutilità della lavorazione del legno

Together

La trama è estremamente semplice, come spesso accade nel cinema scandinavo: negli anni ’70 un gruppo di persone sufficientemente assortito e variegato vive in una comune in Svezia. Persone che vanno, persone che vengono, persone che cambiano luoghi e altre che cambiano stile di vita.
Niente di più, niente di meno che questo.
La bravura del regista Lukas Moodysson risiede proprio qui, nell’apparente semplicità e leggerezza con la quale riesce a mettere in scena una commedia assolutamente gradevole e scorrevole che cela più o meno accuratamente critiche alla società contemporanea.
Innanzitutto è affrontato il tema dell’incomunicabilità. Non nel senso in cui lo intende l’Antonioni de La Notte bensì il giovane regista svedese identifica nella diffidenza verso il prossimo il vero problema della nostra infelicità.
Questo è già insito nel titolo “Together”, “insieme”. Non solo stare insieme, ma vivere insieme, condividere sé stessi senza remore né inutili facciate di sola apparenza. E’ soltanto con l’unione che si può essere in pace con sé stessi e quindi con il mondo.
Certo, detta così sembra un po’ troppo perbenista, e i riferimenti a un idilliaco socialismo sono ben presenti all’interno della pellicola [anche in senso critico], però potrebbe non essere totalmente superfluo evidenziarlo una volta di più in una società dove persino chiedere l’ora a un passante genera diffidenza.
Questa visione della convivenza fra gruppi di persone potremmo compararla a quella che Lawrence Kasdan propone ne Il Grande Freddo, film del 1983 dove la condivisione è positiva solo in prima battuta, cioè fino a quando le necessità dei singoli “ego” prendono il sopravvento gelando i rapporti fra i coinquilini.

L’altra critica sottesa che emerge con forza da Together va a bilanciare la prima. Se finora abbiamo infatti accennato a come ci si debba avvicinare l’un l’altro, Moodysson con intelligenza non tarda a farci notare, sulla scia di Platone, come l’uomo sia in grado di approcciarsi al prossimo solo tramite maschere, mutevoli, ma pur sempre fittizie maschere.
Ognuno è un personaggio particolare e definito nella sua dinamicità, proprio perché quel personaggio è una sua creazione come risposta agl’incessanti stimoli esterni del mondo che lo circonda.
Ecco la genialità del regista: ironizzare su quelli che da sempre sono considerati i punti forti della rivoluzione sessantottina. Nel gruppo c’è infatti una lesbica, ma è tale solo per scelta politica. C’è il ragazzo che persino mentre fa sesso parla di politica socialista, ma è lui stesso il primo a creare fratture all’interno del gruppo. C’è il buonista, quello sempre disposto a sacrificarsi [e a reprimersi] per il prossimo, che finirà per esplodere.
E poi ci sono i bambini. Loro sì che giocano in questo film la parte dei più incontaminati dal veleno della maschera dell’apparenza!
Liti amorose, liti politiche, liti futili di qualsiasi tipo. I bambini se ne infischiano! Per loro è tutto un gioco, come quando inscenano una manifestazione in cucina [con tanto di cartelli] per avere un po’ di carne in una casa di vegetariani.

Ecco quindi un altro film pienamente scandinavo, dove ai riferimenti formali derivanti da Lars Von Trier si unisce quello spirito nordico di intimità dell’animo che, in un’analisi puramente di modo, permette anche alla commedia di sbarazzarsi di quell’imbarazzante “ignoranza urlata” della quale sono ormai instancabilmente afflitte le produzioni made in Italy.

Danilo Cardone

3 commenti leave one →
  1. stefanogiasone permalink
    29 aprile 2011 14:39

    http://www.imdb.com/title/tt0154421/

  2. 23 maggio 2011 15:08

    l’ho trovato molto interessante…credevo di essere l’unica a conoscerlo ma mi sbagliavo🙂

    • 23 maggio 2011 15:43

      No, in realtà lo conosciamo io, te e il regista. Non sono sicuro che gli attori ne siano a conoscenza.. eheh

      Hai ragione, è davvero molto interessante. Merita una visione.
      ^_-

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