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Il Mistero Del Falco – John Huston [1941]

29 aprile 2011

Da Malta a Chinatown [e ritorno]consigliato

Il Mistero Del Falco

Era il 1941 e per John Huston era la prima volta che si trovava dietro la macchina da presa. Negli stessi mesi anche Orson Welles si trovava nella stessa condizione di esordiente regista. Entrambi avevano trovato un mecenate disposto a finanziare le spese, ma se per Orson Welles era la RKO a decidere di siglare uno dei contratti più pecuniariamente clamorosi della storia del cinema, a John Huston fu Jack Warner in persona ad affidare i 300mila dollari del budget previsto, cifra più che considerevole ma che ammontava a meno della metà di quella che Welles aveva a sua disposizione.

Anche i tempi delle riprese erano differenti: 2 mesi per Huston e 4 per Welles.

I risultati furono clamorosi. Tralasciando miti e leggende sui risultati ai botteghini, entrambi i registi seppero porre le basi per il cinema a venire.

Il Mistero Del Falco è infatti considerato il film noir per antonomasia tanto nel soggetto quanto nella regia.

Richiamando ancora una volta in causa il parallelismo con Quarto Potere, possiamo notare come entrambi i registi pongano al centro della loro attenzione compositiva, gli spazi. Perlopiù interni. Innanzitutto sono sempre presenti i soffitti delle stanze, che è alquanto inusuale perché i set fino ad allora, avendo come base l’impostazione teatrale del cinema delle origini, tendevano a restituire una visione esclusivamente orizzontale dallo spettatore agli attori, senza troppe possibilità di vie di fuga per lo sguardo. Entrambi i registi invece optano per un considerevolissimo numero di inquadrature dal basso verso l’alto [e, con meno frequenza, dall’alto verso il basso], stravolgendo così l’impostazione classica dell’inquadratura. Si, è vero che Dreyer nel ’28 fa tutto un film [La Passione di Giovanna d’Arco] utilizzando il sott’insù, ma ha altre valenze psicologiche ed esplicative, trattandosi di un film muto.

Gli azzardi dei due nostri invece tendono da una parte a opprimere lo spettatore, a schiacciarlo negli spazi stessi come succede ai protagonisti soffocati da personaggi ed eventi, mentre dall’altro permettono nuove vie compositive ed espressive per quanto concerna la profondità di campo. Se in Quarto Potere questo è estremamente evidente e basilare per l’opera, per Huston questo è meno marcato ma egualmente presente. Tavoli piazzati con prospettive strategiche e personaggi disposti in maniera digradante verso il fondo ne sono solo due esempi.

Il Mistero Del Falco

Ma Il Mistero Del Falco non è solo questo. È un film che forma una generazione. Di attori, e di persone.

Humphrey Bogart nel ruolo dell’investigatore privato è un modello indiscutibile per tutti gli spettatori maschi dell’epoca. Con il suo passo sicuro, lo sguardo disilluso di chi la sa sempre più lunga del suo interlocutore, la sua immancabile sigaretta storta fra le labbra e il suo cappello leggermente piegato sulla fronte è l’icona-prototipo di ciò che vorrebbe essere l’uomo medio americano. D’altronde non c’è una battuta nella quale Bogart non l’abbia vinta, così come non c’è donna che resista al suo [ora non più tanto] indiscutibile fascino.

Da che io ricordi non esiste un altro personaggio nel cinema che va a colloquio dai suoi ricattatori e invece che prendersi qualche cazzotto per farsi sottrarre qualche informazione, è lui stesso a menar le mani senza troppa fatica e a dettar legge.

È innegabile, non siamo nel cinema del realismo. Ma il realismo non è nemmeno ciò che chiede il pubblico in quegli anni. La crisi del ’29 è ancora troppo vicina, e il cinema si propone sempre più come lo svago più divertente e democratico che si possa trovare in giro.

E così mentre lo spettatore si gongola nell’illusione di poter assomigliare almeno un po’ al divo del cinema, il regista può permettersi di giocare con gli elementi in campo un po’ come gli pare e piace. Ai produttori interessano gli incassi, e in nome dei buoni incassi del cinema hollywoodiano contro quelli del cinema europeo, si può anche concedere lo spazio per sperimentare, l’importate è rispettare le severe restrizioni del codice Hays che controllava morale e buon costume di ogni film in uscita.

Fra Huston e Welles sarà il secondo a farne le spese e a essere ripudiato in patria, mentre il primo, come abbiamo già evidenziato, fonderà le basi per il cinema noir.

La dualità del bene e del male del personaggio interpretato da Bogart, per esempio, è qualcosa di nuovo per il cinema hollywoodiano. Lungi dagli sdoppiamenti di personalità di un film capolavoro come Il Gabinetto Del Dottor Caligari di Robert Wiene del ’20, Bogart porta sullo schermo un personaggio corrotto e opportunista, che ha e fa l’amante, che non esita a bere e a fare a cazzotti, ma che alla fine dei conti ha una sua morale rigida e, agli occhi dello spettatore, giusta.

Il Mistero Del Falco

La trama del film è centrale per tutta la durata e si risolve nella ricerca di una statuetta dall’inestimabile valore, e degli assassini di tre omicidi.

Chi è il colpevole? E chi è innocente? Sono domande che lo spettatore continua a farsi, all’epoca sicuramente più di adesso, ma ciò che più continua a stupire è il serratissimo ritmo che poco o nulla concede a non funzionali smancerie fra i protagonisti, in favore di un’indagine a tutto tondo.

E così Il Mistero Del Falco [come Quarto Potere anni più tardi] ha fatto scuola.

Humphrey Bogart, ad esempio, è costantemente citato dall’eterno macho mancato Woody Allen [si vedano Provaci Ancora, Sam e Manhattan] e dal genio indiscusso Jean-Luc Godard che nella sua prima opera/capolavoro A Bout De Souffle assegna a uno strepitoso Jean-Paul Belmondo la parte di un moderno Humphrey Bogart, dotandolo costantemente di sigaretta in bocca e cappello piegato, anche quando uscendo dal cinema si ferma davanti a una locandina con il volto in primo piano del duro Bogart.

C’è ancora una citazione registica che secondo me vale la pena di evidenziare, ed è quella riguardante Chinatown di Roman Polanski. Girato nel 1974 ma ambientato nel ’37 narra le vicende di un detective privato che avvia le sue [dis]avventure in seguito all’incarico ricevuto da una donna misteriosa giunta nel suo ufficio. Proprio come nel film di John Huston. La base è esattamente identica. E se Jack Nicholson è talmente bravo nella sua parte da farci dimenticare per un attimo il modello Bogart, risulta impossibile non sottolineare come uno dei ruoli chiave dell’intero film di Polanski sia affidato all’interpretazione, indovinate di chi? Proprio del nostro John Huston!

E se secondo voi questa non è una consapevolissima dichiarazione d’amore a Il Mistero Del Falco, andate a leggere articoli da un’altra parte.

Il Mistero Del Falco

Danilo Cardone

One Comment leave one →
  1. 16 giugno 2011 14:26

    Uuuuh un film da 10!😀

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