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Electroma – Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo [2006]

27 aprile 2011

La coscienza dell’horror vacui

L’uomo ha molti limiti, da sempre, e ovviamente ne continuerà ad avere fin quando durerà il genere umano. Ci sono limiti che appartengono alla fisica e altri che fanno parte di quella sfera di “cose astratte” che contribuiscono alla composizione del nostro “io”.
Nei primi possiamo far rientrare i “difetti” fisici tanto quanto la non conoscenza di principi chimici o fisici che garantiscono il funzionamento di tutto ciò che ci circonda.
Nei limiti “astratti” invece potremmo evidenziare l’impossibilità di ogni singolo individuo a uscire da un sistema di percezione e di pensiero che viene imposto [in]consciamente a ognuno di noi dal momento della nostra nascita fino alla morte.
Siamo sempre legati a ciò che ci è stato insegnato così come saremo sempre influenzati da ciò che vediamo. Non che sia un male, ma è assolutamente limitante per il nostro essere nello spazio e nel tempo.

Ora, immaginiamo di essere dei robot, degli automi. Talmente avanzati da essere pensanti e in grado di gestire razionalmente ogni azione, anche la più minima fra quelle quotidiane.
Anzi, ipotizziamo una società esclusivamente composta da questo genere di automi, dove l’uomo, chissà per quale indefinita ragione, non esiste proprio.
La composizione degli individui della suddetta società sarà variegata secondo modelli [di emulazione] prefissati dai quali, anche qui chissà per che e chissà per come, qualche singolo individuo riesce a fuoriuscire.

Ecco ciò che i due registi di Electroma hanno immaginato.
Focalizzando la propria attenzione su due automi, la macchina da presa segue il loro inarrestabile incedere fra deserti, città e altri deserti.
Cosa cercano le due “macchine”? L’uomo. Anzi, cercano di essere l’uomo. Anzi, consapevoli di non poter essere umani in tutto e per tutto, cercano il travestimento da uomo, per poter appagare il desiderio di apparenza di fronte agli altri membri della società.

Non c’è nemmeno un dialogo in tutto il film, perché nei 74 minuti del film sono le musiche a parlare, come proiezioni degli stessi protagonisti.
La selezione dei brani è davvero raffinata, perché l’alternanza fra contemporanei come Todd Rundgren, Brian Eno e Curtis Mayfield e classici come Chopin e Haydn è davvero ben riuscita. Senza contare [o forse risiedono proprio qui i momenti musicalmente più interessanti del film] l’operazione quasi filologica che i due registi intraprendono proponendo a metà e a fine lungometraggio due protagonisti postumi [dimenticati all’epoca, sempre più amati oggi] della rivoluzione musicale post-woodstockiana che si è verificata nella prima metà degli anni ’70. Sto parlando di Linda Perhacs e di Jackson C. Frank. Quest’ultimo al quale è riservato lo spazio per il commento sonoro della straordinaria scena finale.

Dietro la superficie di film fantascientifico si cela dunque un’opera ben più corposa, decisamente sperimentale [molto apprezzata dalla critica, ma non da tutto il pubblico] che riesce a portare sullo schermo una nitidissima fotografia da applausi che richiama nemmeno troppo indirettamente tanto le geometrie di Kubrick quanto la vacuità del forzato vagare in uno spazio percepito come non-familiare già rappresentato magistralmente da George Lucas nella sua prima opera L’Uomo Che Fuggì Dal Futuro.
A ciò si deve aggiungere il paradossale ma riuscitissimo dramma dei robot nel quale uno spettatore sensibile non tarderà a immedesimarsi.

Ah, ora posso svelarvi il nome dei due registi: Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo, meglio conosciuti come i fondatori nonché attuali membri del gruppo musicale Daft Punk.

Danilo Cardone

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2 commenti leave one →
  1. 28 aprile 2011 16:36

    da che si son formati i fratellini daft non hanno mai sbagliato un colpo…ricerco il titolo, grazie!

    • 28 aprile 2011 19:23

      A dir la verità io non ho mai approfondito eccessivamente i loro discorsi musicali, però due artisti che tirano fuori un’opera del genere meritano decisamente d’essere tenuti d’occhio..

      Spero il film potrà farti la stessa buona impressione che ha fatto a me.
      ^_-

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