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Somewhere – Sofia Coppola [2010]

26 aprile 2011

Noiosa Superficie

Somewhere, quarto film di una certa importanza di Sofia Coppola, vincitore del Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia è un film particolare.

Non che Lost In Translation fosse così inseribile nei canoni del cinema hollywoodiano, ma questa volta la regista figlia d’arte azzarda ancora di più.

E questo non porta i frutti sperati.

La prima scena del film catalizza l’attenzione dello spettatore più sull’immagine che sul contenuto grazie alla Ferrari che gira e rigira su un piccolo circuito, attuando un processo ricorsivo, quasi meccanico, di in-campo e fuori campo che vale veramente la pena d’esser segnalato. La seconda scena stimola la stessa tipologia di attenzione. La terza anche. La quarta anche. Insomma, per i primi dieci minuti l’immagine domina la scena eliminando a forti spallate dialoghi che sarebbero non solo superflui ma addirittura dannosi all’opera. Il problema è che una volta capito il “trucco” della staticità dell’immagine e della rarefazione degli ambienti ci si trova di fronte ad un’opera ripetitiva non solo nel contenuto ma anche, e forse sopratutto, nella forma. Il protagonista Stephen Dorff non è totalmente disprezzabile nel ruolo che gli viene affidato, ma gli ossessivi primissimi piani finiscono per annoiare lo spettatore che, se proprio primissimo piano deve essere, gradirebbe maggiormente facce espressive nel senso di un Jack Nicholson o di un Klaus Kinski. Bellissima e affascinantissima la giovane Elle Fanning che però, malgrado la sua parte la svolga nel migliore dei modi, non ha la possibilità d’imporsi d’impatto nell’immaginario collettivo come invece fece la strepitosa Scarlett Johannson di Lost In Translation. Fu brava lei? Fu bella, lei? Fu brava Sofia Coppola a porla come figurina negli ambienti giusti e con le musiche giuste?

Poco importa. In Somewhere l’innocenza di Elle Fanning è piacevole ma tediosa e difficilmente creerà nuovi standard di recitazione.

Tutto questo potrebbe forse sembrare fin troppo stroncante per un film che garantisce comunque una valida alternativa a quel cinema statunitense che non punta ad altro che a stupire lo spettatore più che con l’ingegno, con l’ingegneria degli effetti speciali. Anzi, il merito di Somewhere è proprio quello di de-spettacolarizzare il cinema stesso. Le regole del cinema classico sono prese e stravolte un pò qua e un pò là. Attenzione, non ci si aspetti un nuovo genio godardiano! Diciamo che è un segnale positivo nell’immenso oceano di cinema dell’apparenza che sottostà null’altro che a leggi prefissate dal mercato.

Ed in questo regime di “per stravolgere il cinema, la cosa migliore è annoiare” il film scivola via senza picchi né voragini. Perlomeno fino al finale.

Dopo la [condivisibile] ridicolizzazione di Twilight in una delle ultime scene, Sofia Coppola sembra voler puntare troppo in alto per il finale del film e cade a sua volta in quella banalizzazione dalla quale tanto si sente lontana.

Abbandonare così una Ferrari e incamminarsi solitari nel mezzo del nulla è cosa vecchia e già vista con maggior enfasi. In Easy Rider si buttavano via gli orologi, e forse già tanto basta a far di quest’impulso san francescano un qualcosa di sorpassato e consumato.

Peccato. Il talento di Sofia Coppola fa sempre notizia e deve essere visto. Anche se le aspettative, questa volta, potrebbero essere disattese…

Danilo Cardone

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3 commenti leave one →
  1. 15 giugno 2011 15:04

    Ho iniziato ad apprezzare Sofia Coppola dopo aver visto Lost In Translation e Il Giardino Delle Vergini Suicide. Sia Somewhere che Marie Antoinette sono nella lista dei film che vorrei vedere…

    • 15 giugno 2011 20:39

      Lost In Translation e Il Giardino Delle Vergini Suicide sono due film che amo anch’io 🙂

      ..ma Somewhere, a mio avviso, non è al loro livello..

      ^_-

  2. 2 agosto 2011 19:50

    Somewhere non mi è piaciuto affatto.
    Ripetitivo, come giustamente segnalavi, ma soprattutto noioso. Non che io disprezzi i film “lenti” – anzi, li prediligo ai film tutta azione – però questo è veramente straziante. Forse proprio perchè si ripetono motivi già visti, forse perchè la regista ha osato troppo…
    Non so, a me non ha lasciato nulla.

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