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Cul De Sac – Roman Polanski [1966]

26 aprile 2011

Giù la maschera! consigliato

Cul De Sac è un film diretto nel 1966 da Roman Polanski. Finita ingiustamente fra le pellicole di secondo piano del regista polacco, è invece opera di notevole intelligenza tanto nella storia quanto nella regia.

Due novelli sposi vivono in un castello sito sulla cima d’un promontorio che viene regolarmente isolato dalla terraferma per via della ricorrenza dell’alta marea.

Il regista palesa fin da subito la non idilliaca situazione che intercorre fra i due, ma nulla succederebbe in questa fortezza dalla storia millenaria se non irrompessero due malviventi, uno mezzo moribondo ed uno lievemente ferito, che cercano riparo fino all’arrivo dei soccorsi.

Questo è ciò che dà il via a una serie di eventi e comportamenti che, se da un lato [quello del malvivente] manifestano una rozza arroganza nel porsi, dall’altro [quello del ricco padrone di casa inglese] scatenano una serie di repressioni e sottomissioni governate da una paura che fin dalle prime battute si dimostra debilitante per il protagonista. A questi due personaggi si affianca la giovane moglie in questione [per l’occasione, una bellissima e affascinantissima Françoise Dorléac, che sarebbe tragicamente scomparsa l’anno successivo alle riprese] la quale coglie l’occasione dell’imprevisto per assaggiare nuove emozioni. Non importa quali, l’importante è che la distraggano dalla sua tediosa monotonia.

E’ inevitabile, a mio avviso, non paragonare questo film a quello che Sam Peckinpah avrebbe girato soltanto cinque anni più tardi: Cane Di Paglia. Cul De Sac è epurato, perlomeno a livello narrativo, da quel desiderio carnale che invece è proprio alla base di Cane di Paglia, ma l’assalto compiuto alla casa/fortezza è del tutto simile. Con altri toni, ma agli occhi dell’ingenuo protagonista si presenta allo stesso modo. Così come la sua impossibilità di agire che sfocerà con tempistiche parzialmente differenti ma con le stesse modalità.

In Cul De Sac però, come si è già accennato, la tematica dell’attrazione sessuale per la moglie del protagonista è lasciata vaga, soltanto accennata [per l’epoca in maniera esplicita, per noi oggi molto meno] dai ripetuti nudi della Dorléac.

Ciò che sta veramente alle fondamenta della pellicola polanskiana è il rapporto fra l’uomo e la società che lo circonda.

George, il marito interpretato magnificamente da Donald Pleasence, sceglie come alcova dell’amore [con la moglie e con sé stesso] una roccaforte basso medievale attorniata dal mare. Questo credo sia significativo, soprattutto se messo in relazione proprio al periodo medievale, nel quale i monasteri erano metaforicamente considerati come gli unici rifugi sicuri nel mare in tempesta della società. E questo pare essere proprio il significato che Polanski attribuisce alla dimora dove si svolge la vicenda, tanto che è lo stesso George a sottolineare all’interno del film il suo attaccamento al quel romanticismo tutto ottocentesco ma che cerca di imitare nei modi e nelle forme la purezza e l’essenzialità dell’uomo medievale.

Essenzialità che però nel film pare appartenere solamente alla maliziosa moglie di George, Teresa. Lei che vede ogni occasione come un semplice diversivo alla routine, e sempre lei che cerca di stimolare il marito a fare ciò che dovrebbe essere nella sua natura umana: fare l’uomo. Lui, il marito, invece, è totalmente sommerso dagli eventi, ed eccolo là! ZAC! Finire nel “cul de sac”, una via senza uscita che trasforma la roccaforte metafora uterina in centro nevralgico amplificatore della società dalla quale cerca di fuggire, non nella sua sostanza ma solo nella sua forma. L’occasione infatti fornitagli dal’inaspettato visitatore è quella a lui sconosciuta ed inconscia di liberarsi finalmente da tutti i vincoli societari che lo ingabbiano e lo reprimono, ma il luogo di fuga è sempre solo ambientale e mai mentale, e quindi vano.

La scoperta della vera propria natura toglie il velo su tutto ciò che era finzione, maschera d’apparenza.

Ma la verità, che fu celata e che ora è evidenza, potrebbe essere troppo forte per essere compresa ed accettata…

Danilo Cardone

5 commenti leave one →
  1. 16 maggio 2011 18:09

    Uno dei pochi che mi manca da vedere di Polanski, probabilmente il mio regista preferito.
    Complimenti anche a te per il tuo blog🙂

    M

    • 16 maggio 2011 18:18

      Guardalo. E se non l’hai visto guardati pure Repulsion, sempre di Polanski. E’ particolare ma, complice una splendida Catherine Deneuve, è davvero interessante..

      ^_-

      • 19 maggio 2011 00:24

        Repulsion è uno dei miei preferiti suoi, inferiore solo agli altri due episodi della “Trilogia degli appartamenti”😉

        M

  2. 12 giugno 2011 21:09

    Bella recensione Danilo, è un film che a Marco consiglio vivamente anch’io con Repulsion e anche Il coltello nell’acqua che erano in un cofanetto splendido che mise fuori la BIM qualche anno fa.

    Posso riproporre questo articolo nei miei spazi mantenendo attivo il link alla fonte originale?
    Grazie anche se dirai di no.

    Ciao

    • 13 giugno 2011 18:27

      Accolgo con estremo piacere, come sempre, i tuoi commenti e i tuoi apprezzamenti, però per ora tendo a non concedere la ri-pubblicazione dei miei articoli.

      ^_-

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