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Giovane E Bella – François Ozon [2013]

8 novembre 2013

(p)ossessione

Giovane e Bella

Una diciassettenne come tante inizia a prostituirsi per il solo piacere di farlo. Cosa cela la sua mente dietro a questa necessità?

È da questo quesito, ma non solo, che riparte il talentuoso regista francese François Ozon. Lasciato il pubblico soltanto pochi mesi fa con la voglia di altre indagini psicologiche ozoniane grazie al riuscitissimo Nella Casa, il metteur-en-scene cambia registro passando dall’indagine nei rapporti tra individui a quella introspettiva di un unico personaggio protagonista, la giovane e bella Isabelle/Lea, alle prese con le proprie turbe e necessità.

Il risultato finale è un film elegante, raffinato ma che affonda il colpo solo per metà insistendo incessantemente su dettagli tipici del cinema francese, come primissimi piani, dettagli, sguardi, e altrettanto sulle scene di nudo, presenti in gran quantità sullo schermo. Più che un plauso verrebbe da tossicchiare leggermente di fronte a ciò, di fronte a un Ozon in fin dei conti più uniformato del solito ad altre produzioni contemporanee.

Il momento più basso del film è probabilmente raggiunto con quel pre-finale mocciano sul ponte dei lucchetti, luogo di promesse di eterno amore adolescenziale ma anche di sonore imprecazioni di uno spettatore tendenzialmente cinefilo che eviterebbe volentieri di subire tali ovvietà non solo nella vacua quotidianità ma anche nella ricostruzione cinematografica che ne viene fatta.

Così anche la suddivisione in capitoli, dove ogni singola sezione è introdotta da un cartello recante il nome di una stagione differente. Insomma, la soluzione trovata per metaforizzare il passaggio da adolescenza a maturità della protagonista appare molto stantia, già vista, banale, prevedibile e in fin dei conti superficiale nella sua estremizzazione.

Anche determinate scelte registiche appaiono un po’ forzate, non ritagliate da una sensibile mano come quella che solitamente Ozon dimostra.

Giovane e Bella

Già la scelta della protagonista, a dir la verità, lascia un po’ a desiderare. Marine Vacth, splendida fanciulla di ventitré anni che però nel film interpreta una ragazza di diciassette. In certi momenti, soprattutto al cospetto della sua migliore amica, si avverte lo scarto di età. Inoltre, e soprattutto, alla Vacht bisogna riconoscere il merito d’essere molto brava nel recitare la sua parte ma, ahinoi, priva di quello guizzo negli occhi, di quella fiammella ardente che una ragazza con tali tendenze, recidive e mai sopite, dovrebbe avere. Il suo sguardo è melanconico, come emerge anche dai dialoghi del film, è calamitante, particolare, complesso nella sua semplicità, penetrante nel suo essere sommesso, eppure rimane tale, melanconico, riflettente dunque una parte della protagonista che è presente ma non preponderante in lei. In altre parole: bella è bella, soprattutto quando truccata da lavoro, però non può effettuare quell’antitetica mutazione da dottor Jekyll a mrs. Hyde, e forse non è un caso se, nella sua splendida eleganza, non eccelle nella camminata quando indossa un paio di scarpe col tacco.

Eppure Ozon sa bene quel che fa e a fianco di certi aspetti non esaltanti accosta il suo classico cinema mimetico, dove la regia è straordinariamente presente ma mai preponderante. È compito del critico, dello storico del cinema o anche del semplice cinefilo individuare eventuali citazioni [la più evidente è quella da Murnau nei primissimi minuti del film] e persino la bravura nel costruire scene e inquadrature che, data la loro naturalezza, rischia di passare inosservata ma che non per questo è assente.

Il riferimento principe per Ozon rimane sempre e comunque la nouvelle vague francese. A livello registico se ne può osservare la presenza, con i primi piani insistiti, per esempio, ma anche come tematica. Come non paragonare infatti la Isabelle-Lea di questo film con la prostituta per caso più famosa del cinema francese, la Nana di Vivre Sa Vie diretto da Jean-Luc Godard nel 1962? L’inarrivabile Anna Karina, fotografata tra la frivolezza d’un ballo in un bar e l’intima disperazione incontrollata durante la visione della Passione di Giovanna d’Arco di Dreyer del 1928, ha una storia forse meno contratta, più distesa, quasi picaresca nella Parigi degli anni Sessanta, ma è il tema ad accomunare i due registi. Se Godard prese spunto da un avvenimento reale per imbastire le vicissitudini della protagonista, Ozon sembra fondare le sue ambizioni altrettanto veemente nell’attualità, nel disagio giovanile che, grazie alle nuove tecnologie ampiamente accessibili da quasi tutti, può trovare sfogo in soluzioni estreme e non ragionate con sufficiente attenzione come accade alla protagonista del suo film. La facilità nel trovare apprezzamenti a suon di 300€ fa gola a una ragazzina con grandi mancanze ma anche grandi vizi.

Giovane e Bella

Dunque Ozon ricalca, ma molto meno incisivamente, il difficile tema già brillantemente indagato dal prodigioso Steve McQueen in Shame dove a un formidabile Michael Fassbender a cui nulla manca, in realtà tutto manca.

La fredda materia può sostituire il calore di un rapporto umano?

In Giovane e Bella questo aspetto è evidenziato ma con meno acutezza rispetto a Shame.

Ozon però segue le orme di Godard, ma mentre Godard prendeva spunto dall’attualità per effettuare una colta denuncia [quanto sentita e quanto mero pretesto?] in perfetto stile pre-sessantottino, Ozon dà forse l’impressione di voler cavalcare, non necessariamente in maniera ruffiana, un tema “facile”, di cui tanto si parla in questi ultimi anni.

Inoltre Vivre Sa Vie è un capolavoro di tecnica registica, di montaggio, di colonna sonora, di fotografia, mentre Giovane e Bella può davvero apportare qualcosa di nuovo a livello tecnico?

E ancora: Vivre Sa Vie era impregnato di filosofia. Prima in maniera celata e poi palesata con il dialogo al bar tra la protagonista e un vero filosofo, ma in Giovane e Bella dove risiederebbe un’indagine così approfondita della realtà?

Insomma: se al film di Ozon togliamo l’aspetto tecnico e quello filosofico non rimane che una storia. Una storia narrata a forza di immagini, primi piani, stanze con corpi nudi che si avvinghiano, sguardi che sfuggono e via dicendo, ma siamo pur sempre di fronte a un film che in primis non ci racconta altro che una storia, che non è un male ma che limita le potenzialità espressive e di trascendenza che dovrebbero sempre far parte di un’opera d’arte.

I veri punti di forza del film emergono verso il finale.

Giovane e Bella

Perché la ragazza, minorenne, bella e viziata, è costantemente tesa al rifiuto dei suoi coetanei, al rifiuto del loro amore, in favore dello squallido amore a pagamento di arzilli ricchi vecchi che ingoiano pastiglie di Viagra come se fossero semplici caramelline alla menta?

È questo l’aspetto forse più interessante del film, perché lascia trasparire la natura umana, l’ancestrale impulso vitale insito nell’uomo, nel suo spingersi oltre, per esperire, come l’uomo primitivo andava incontro al fuoco.

Il desiderio di sentirsi vivi e di spingersi sempre oltre, quell’emozione di sostare in bilico al bordo di un precipizio che quasi ci fa venir voglia di proporre un paragone con le migliori performance del periodo più attivo di Marina Abramović, come quando rimaneva appesa all’arco caricato con una freccia dritta puntata verso il suo cuore tenuta in fragile tensione dal suo fido compagno Ulay.

È l’apparizione fugace di una sempre intensa Charlotte Rampling a riassumere la codardia dell’uomo, il desiderio voyeuristico represso dalla vergogna dalla maggior parte delle persone ma non per questo in loro assente.

L’altro aspetto interessante del film è una delle costanti del cinema ozoniano. Non l’omosessualità, questa volta un po’ inaspettatamente relegata a un velatissima pennellata finale, bensì il ruolo della donna. Ozon l’ha indagato già in tutti i modi attraverso i suoi film, ogni volta giungendo a una duplice conclusione mai dipanata: la donna è vittima o carnefice? La donna è colpevole o innocente dei mali suoi e di quelli dell’uomo?

Questo aspetto ossimorico ma al contempo vigente nella donna in quanto entità dell’essente era emerso con gran forza nell’apparentemente frivolo 8 Donne e un Mistero del 2002, ma qui torna con altrettanto vigore. La donna, la protagonista, la madre, la moglie del cliente/amante: sono tutte sfaccettature della medesima natura, sono solo persone che a turno camminano sul filo che separa labilissimamente l’innocenza dalla colpevolezza.

Ozon non giudica, mai, e tantomeno lo fa qui, condannando e assolvendo una Maddalena che vuole ma non può redimersi.

Giovane e Bella

Giovane e Bella è dunque un buon film, apprezzabile per molti versi ma un po’ debole nel suo complesso.

7

Danilo Cardone

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8 commenti leave one →
  1. laurazaccaro2013 permalink
    8 novembre 2013 21:25

    Aspettavo un tuo post da un po’ di tempo… ed è stata una piacevole sorpresa trovare la notifica nella mia e-mail.. ma arriviamo al dunque! Sono rimasta molto dispiaciuta.. leggendo il titolo del film e la breve descrizione della trama che ne hai fatto.. ho subito pensato: “Questo film è molto interessante.. devo correre a guardarlo”.. ma pian piano me l’hai stroncato e sono arrivata a fine post con molta meno voglia di andarmelo a cercare! ;) Comunque sia.. pare una storia interessante e merita un approfondimento da parte mia, che ne dici?
    Al solito ci sono diecimila spunti da cui partire.. ma vorrei prima sapere se vale la pena di dargli almeno un’occhiatina.. visto che comunque ha un bel 7 pieno! ;)

    • 9 novembre 2013 01:23

      Guardalo, certamente! è un bel film, però da un regista così io mi aspettavo qualcosa di più, di più profondo non solo attraverso qualche primo piano sul volto di lei e cose simili.

      • laurazaccaro2013 permalink
        9 novembre 2013 01:31

        Ti capisco.. spero di avere presto il tempo di guardarlo.. anche se vedo ammettere che anche la presenza di troppe scene di nudo mi darebbe fastidio.. non per un fatto di pudicizia.. più che altro perché incentrare un film solo su quelle me lo fa scadere abbastanza.. però dai.. gli do una possibilità ;)

      • 9 novembre 2013 12:53

        Si, concordo. Un film come il recente Lo Sconosciuto Del Lago, un porno omosessuale mascherato [nemmeno troppo male] da film d’autore, infastidisce un po’, e ci si chiede davvero quanta necessità ci fosse di insistere così tanto sul nudo.
        Ecco in Giovane e Bella il nudo è elegante ma un po’ troppo insistito.. lei sarà anche bella, ma indugiare troppo sulle scene di sesso è un po’ come soffermarsi per il 50% del tempo sui dettagli di efferati omicidi in un film horror.

        Come diceva Hitchcock, nel cinema bisogna sempre chiarire tutto, mostrando il meno possibile.

  2. 9 novembre 2013 03:59

    Mi aspettavo qualcosa.
    Film grazioso e basta. quasi un po’ noioso.

    • 9 novembre 2013 13:01

      Verissimo.
      Da questo film ci si aspetta un qualcosa, un approfondimento che non arriva.

      Anche io l’ho trovato a tratti un po’ noioso e non perché non ci sia ritmo o sia montato male, semplicemente perché non si addentra nella questione.

  3. diegod56 permalink
    18 novembre 2013 20:59

    la recensione che hai scritto è molto bella e ti ringrazio d’averla proposta; solo su un punto non sono d’accordo:

    «alla Vacht bisogna riconoscere il merito d’essere molto brava nel recitare la sua parte ma, ahinoi, priva di quello guizzo negli occhi, di quella fiammella ardente che una ragazza con tali tendenze, recidive e mai sopite, dovrebbe avere.»

    No, non è così. È proprio tipico dell’adolescenza una certa impenetrabile freddezza, e soprattutto, in questi nostri giorni, quel non avere speranza, illusione, quell’essere spesso paurosamente anaffettivi; certo non si puo’ generalizzare, ma è proprio, questa anaffettività, questo «è tutto uguale» la cifra di lettura della giovinezza del nostro tempo

    comunque, nel complesso un’ottima recensione

    • 18 novembre 2013 21:17

      Grazie mille, Diego.
      Sei molto gentile e apprezzo ciò che rilevi.

      Effettivamente concordo con te sull’anaffettività della nuova gioventù.
      Accanto a ciò però rilevo un Ozon freddo, distaccato, incapace d’indagare il meccanismo che la genera.
      Dunque l’anaffettività propria della giovane esponente della sua generazione, credo risulti un elemento interessante ma nel film, per demeriti del regista, funzionale solamente alla successione dei fatti della storia e non a un’analisi psicologica.

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