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84 Charing Cross Road – David Hugh Jones [1987]

23 agosto 2013

Prendimi l’anima

84 Charing Cross Road

Una donna di mezz’età è una fervida amante dei libri e in particolar modo delle pubblicazioni inglesi della seconda metà dell’Ottocento. Sfortunatamente per lei è residente nella New York degli anni ’40 e il reperimento di tali volumi è sufficientemente difficoltoso. Inizia così una fitta e sempre più personale corrispondenza con un libraio commesso in una fornita libreria londinese.

Il collezionismo è una passione che, prima o poi, in grande o in piccolo, contagia molte persone. È inutile ripercorrerne la storia, bensì è ben più utile evidenziare come esistano due tipi di oggetti collezionabili: da un lato esistono gli oggetti che possono vantare una benché minima utilità, mentre dall’altro ci sono gli oggetti totalmente inutili, prendipolvere amorevolmente o maniacalmente accumulati nel corso degli anni con il solo scopo di arricchire una determinata collezione. I libri, per fortuna, fanno, nella maggior parte dei casi, parte della prima categoria, quella degli oggetti almeno parzialmente utili. Il collezionista di libri può custodire libri per il solo gusto estetico, ma difficilmente la maggior parte dei libri che compongono una libreria personale, per grande o piccola che sia, sono frutto di ricerche meramente estetiche.

Il libro è dunque una fonte d’informazioni che, per varie ragioni, trasuda, a seconda dell’edizione e del suo pregio o della sua storia, fascino. Tra lettore e collezionista di libri la differenza spesso non è poi così marcata cosicché quando un comunissimo lettore si avvia alla ricerca di un libro per il suo contenuto, non cercherà che l’edizione più gradevole da possedere, da sfogliare, da leggere semplicemente o persino da annotare.

84 Charing Cross Road

Helene Hanff era una scrittrice. Non troppo di successo e dunque nemmeno troppo facoltosa, eppure amava leggere libri. Negli States, patria del consumismo, imbattersi in abbordabili edizioni di libri del secolo precedente non era consuetudine, dunque quando dalla lontana e fascinosa Inghilterra le iniziano a spedire edizioni rilegate e con coperta in pelle, la vorace miss Hanff entra nel tunnel senza via d’uscita della ricerca compulsiva di testi introvabili appartenenti a quel periodo storico e a quel luogo geografico così distante ma così tanto sognato e ammirato proprio attraverso le pagine lette, rilette, consumate.

Seppure la corrispondenza con i suoi calorosi fornitori di libri dal Vecchio Continente si fece sempre più insistente, la possibilità di visitare direttamente quei suoi angeli custodi della letteratura non l’ebbe mai o quasi. Lei non poteva fare altro che continuare a immaginare, persino nella corrispondenza epistolare, esattamente come nei libri, ciò che accadeva aldilà dell’oceano, le reazioni di chi gestiva quel paese incantato, ancora dotato di re e regina, e neppure le facce di quei topi da biblioteca sempre al suo gradito servizio. E i profumi? E i colori? E quel caotico disordine dove ogni cosa è sempre e comunque al posto in cui deve essere? Alti scaffali in legno alti fino al soffitto pieni zeppi di libri, di ogni epoca, ogni autore, ogni colore, ogni materiale, dove gli appassionati librai inglesi non mancano mai di bere il tè delle cinque, a costo di allestire una cucina nello scantinato, anch’esso affascinantemente invaso dagli stessi libri che qualche lettore collezionista prima o poi, forse, chissà, sarebbe andato a cercare.

La fantasia ha rinvigorito, giorno dopo giorno, la vivacità di quella corrispondenza durata quasi vent’anni, il fascino del mistero del quale gli stessi protagonisti della vicenda erano portatori.

La ricerca del libro è il pretesto per il contatto epistolare oppure quest’ultimo è un gradito corredo alla forsennata e mai doma volontà di scovare nuovi tomi da consultare e possedere?

84 Charing Cross Road

Non importa rispondere a questa domanda, così come non importa il ceto sociale, il grado d’istruzione, e in fondo nemmeno i lineamenti del viso e il tono della voce di chi contribuisce a fare di tutto ciò un momento d’indimenticabile e indispensabile evasione dalla stancante e noiosa routine quotidiana, che sia costui l’autore del libro oppure chi lo ha consegnato nelle nostre mani.

Insomma, se a metà degli anni ’80 questo mondo sorpassato da una trentina d’anni e che si riferiva a sua volta a un mondo esistito con un altro mezzo secolo di anticipo, sembrava già facente parte di un momento aureo, tenero e delicato come un dolce sogno, cosa dovremmo dire noi oggi, spettatori e lettori del ventunesimo secolo? Non solo il collezionismo di libri si è esteso clamorosamente con i nuovi mezzi di comunicazione rendendo la ricerca di un libro più facile ma un po’ meno diretta e affascinante, non solo i libri vengono letti sempre meno e rimpiazzati da metodi di fruizione delle informazioni sempre più freddi e rapidi, non solo i libri stampati da trent’anni a questa parte sono materialmente scadenti ai limiti dell’usa e getta, ma a noi, comunicatori degli anni Duemila, non è nemmeno più rimasto il fascino della comunicazione epistolare. Internet ci garantisce collegamenti con l’altra parte del globo in un millisecondo, ci permette di accedere a infinite informazioni, ci permette di scrivere parole come queste e condividerle con lettori come voi che, ed io ve ne sono ben grato, siete arrivati sino a questo punto della lettura dell’articolo, eppure internet ha un po’ ucciso il fascino della comunicazione a distanza, azzerando o quasi i tempi di attesa e la matericità di quello scambio, dove persino un semplice foglio di carta scritto a penna costituiva motivo d’interesse, di sottile e spesso inconsapevole feticismo nei confronti della persona che quella lettera l’aveva toccata, scritta e vissuta prima di donarla a noi, destinatari non solo del pensiero ma anche del prodotto sensorialmente tangibile di quel tempo a noi dedicato. Dunque qui non si rinnega la nuova comunicazione bensì, bisogna ammetterlo, dopo la visione di questo film non si può che provare un po’ di nostalgia per quelle belle vecchie macchine da scrivere, se non addirittura per quei bei fogli di carta, che, senza inondare le nostre facce di radiazioni e onde luminose, sapevano egualmente calamitare le nostre fantasie, quasi come la tela per un pittore, luogo dove è possibile concretizzare e fissare ciò che noi e solo noi possiamo vedere nell’oniro, nel trasognante mondo delle nostre immaginazioni, speranze, illusioni.

84 Charing Cross Road

Il film stimola tutto ciò e ben altro, e la storia d’amore platonico tra i due protagonisti non è che la notazione a margine di un romanzo autobiografico scritto da un’amante, che sia di oggetti o di esseri umani.

Purtroppo agli elogi, che potrebbero tranquillamente continuare per un paio d’altre pagine se non di più, bisogna affiancare i limiti del film. Bravo Anthony Hopkins nel suo ruolo da libraio inglese, anche se la più brava sulla scena è Anne Bancroft, straordinaria nel delineare l’ironica, appassionata e po’ isterica figura della protagonista, newyorkese fino al midollo per molti versi ma per altri ancora straordinariamente vittoriana.

È il regista a deludere con una messinscena mai incisiva dal punto di vista visivo, né luministico né di montaggio o quant’altro e che, anzi, laddove prova l’azzardo rischia di distruggere [e in parte ci riesce] quanto di buono aveva [non] fatto. Il riferimento è ai momenti, radi ma più che sufficienti, quando la protagonista, alle prese con le sue lettere, si rivolge allo spettatore guardando e ammiccando direttamente nella macchina da presa. Dal momento in cui siamo distanti anni luce dagli sguardi in macchina di una Anna Karina qualsiasi della nouvelle vague francese degli anni Sessanta e dunque non serve spezzare schemi cinematografici pre-esistenti con il solo scopo di stravolgerli e ri-fondarli, qual è l’utilità di quelle scene se non cercare di strizzare l’occhiolino verso uno spettatore che si dovrebbe sentire così ancora più coinvolto nelle vicende? Il regista dimostra in un istante tutta la sua superficialità nel trattare l’intero tema, rompendo con questo triste espediente il magico incanto d’una fiaba realisticamente possibilistica e palesandone tutta la sua finzione. Proprio nel momento in cui lo spettatore è immerso idealmente tra alte pile di straordinarie edizioni finemente rilegate elegantemente appoggiate dentro al negozio-scrigno locato all’84 di Charing Cross Road a Londra o accatastate in un monolocale della Grande Mela, quegli sguardi in macchina sgretolano ogni fantasia rigettandoci a due mani sulla poltrona del cinema o sulla sedia del nostro salotto.

84 Charing Cross Road

84 Charing Cross Road rimane comunque uno dei pochissimi film a tema profondamente bibliofilo e tutto ciò non può che essere ammirato e apprezzato. Se solo i nostri giovani e cari registi, al giorno d’oggi, sapessero lasciarsi nuovamente affascinare da certe passioni potremmo, se non guadagnare necessariamente in grandi opere d’arte cinematografica, perlomeno ricavarne in affascinantissime storie in cui lasciarsi serenamente coinvolgere.

8

Danilo Cardone

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14 commenti leave one →
  1. Laura Zaccaro permalink
    23 agosto 2013 10:53

    Mi sono quasi commossa. Mamma mia come scrivi bene… posso darti del tu, vero? ;)

    • 23 agosto 2013 11:03

      Beh, di fronte a tale complimento potrei quasi ricambiare la commozione..
      Dammi pure del tu, del voi, del loro! In ogni caso sarà perfetto.

      • Laura Zaccaro permalink
        23 agosto 2013 17:00

        Io adoro leggere.. e lo adoro per molti motivi! Mi permette di rimpinguare il lessico, mi permette di conoscere storie nuove e di staccare dalla vita frenetica per tuffarmi nella vita di qualcun altro..
        La cosa più bella è immedesimarsi in un personaggio vivendo le sue stesse emozioni.. un po’ come fare l’attore che ti permette di essere qualcun altro la lettura ti permette di vivere come qualcun altro per un tempo che scegli tu. Per me leggere è quasi qualcosa di mistico e mi faccio quasi sempre una colpa se un libro non mi piace e vedo di costringermi a finirlo.. anche perché adoro sentire la carta sotto le dita ed il profumo di essa che penetra nelle mie narici.. quindi puoi immaginare come mi abbia emozionata l’articolo. :) Amo anche scrivere ma non lo faccio quasi mai perché non credo che la scrittura mi ami allo stesso modo.. e poi.. quando scrivi i tuoi pensieri diventano altro da te.. non sono più di proprietà privata ma diventano pubblici.. e spesso ho il timore di non riuscire a rendere davvero percepibili i miei percorsi mentali e le mie emozioni. Spero di essermi spiegata.. tornerò a leggerti molto spesso credo.. sempre se ti fa piacere. ;)

      • 23 agosto 2013 17:10

        Mi fa davvero molto piacere leggerti, Laura, dunque spero che non abbandonerai questo luogo con troppa facilità!
        Non sono così sicuro che la scrittura non ricambi il tuo appassionato amore, sai?

        Sul fatto di scrivere e di dis-appropriarsi dei pensieri lasciandone filtrare soltanto una minima parte, ti capisco. ma d’altronde la parola stessa è un contenitore, una scatola che porta con sé definizioni attribuitegli dall’uomo, dunque: la parola può essere portatrice di verità?
        Il bello dell’espressione, a mio avviso, è proprio questo: impossibilitati a condividere noi stessi, evochiamo tramite linguaggi più o meno condivisi, cosìcché altri possano percepire almeno una parte di noi.
        è questo il fascino dei libri: ognuno li immagina come può, non come voleva l’autore. ;)

      • Laura Zaccaro permalink
        23 agosto 2013 17:02

        P.s. Dimenticavo.. sono un disastro nella punteggiatura. ;)

  2. Laura Zaccaro permalink
    23 agosto 2013 17:23

    Sono contenta che tu condivida il mio pensiero.. a volte mi celo dietro la mancanza di tempo perché dietro ogni scritto ci sono impegno, riflessione.. ma soprattutto introspezione.. per scrivere bisogna mettersi in contatto con il nostro io interiore e permettergli di “liberare” le nostre emozioni… ma non sempre è facile. Tuttavia la scrittura sta diventando un’esigenza, un impulso.. ed è sempre più difficile dirle di no quindi prima o poi dovrò cedere.. ma intanto mi impegno a non lasciare queste spiagge.. che sono una piacevolissima pausa dal tran tran quotidiano.. poi chi lo sa.. magari riuscirai a convincermi a scrivere.. ;)

    • 23 agosto 2013 19:12

      Capisco bene ciò che scrivi, ed è per questo che ho aperto questo blog qualche anno fa.
      eppure in questi giorni non sento più questa necessità come così impellente. magari non scriverò mai più su questo blog. who knows ! :P

      Tu, in attesa di decidere quanto abbandonarti alla scrittura, sei la benvenuta in questo porto per navi di passaggio, in questa radio per ascoltatori notturni, in questa piccola sala cinematografica d’essai.

      • Laura Zaccaro permalink
        24 agosto 2013 14:09

        Non vorrai smettere proprio ora che sono arrivata..? ;) Me la prenderei proprio, sai? :D ;) Si.. starò qui in attesa.. finché non deciderò di cedere… ;)

      • 24 agosto 2013 15:39

        Ma dai, hai già altri 274 articoli da leggere! ahaha ok ok, farò il possibile per continuare. ma solo perché me lo hai chiesto tu, in quel modo.

  3. Laura Zaccaro permalink
    24 agosto 2013 17:07

    Allora io mi impegnerò a leggere quello che già c’è.. un impegno per ciascuno.. non ti pare un’idea geniale? ;) Sono contenta di essere così influente… ;)

    • 24 agosto 2013 21:34

      Straordinaria!

      • Laura Zaccaro permalink
        25 agosto 2013 00:16

        Cosa mi consiglierebbe, di grazia, per iniziare? ;)

      • 25 agosto 2013 21:17

        Il primo che mi è venuto in mente: La Collezionista di Erich Rohmer del ’67. Mica uno semplice, eh.

  4. Laura Zaccaro permalink
    25 agosto 2013 23:37

    Vedremo cosa ne vien fuori… ;)

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